Enada Roma, Garrisi (CEO Stanleybet): “Fenomeno gioco illegale ridotto dalle Procure, da tre anni chiediamo di poter pagare le tasse”.

«La proroga delle concessioni – che il Governo sta inserendo nella prossima legge di Bilancio – è necessaria perché manca una politica del territorio. Il riordino del settore e le gare possono avvenire dopo l’approvazione di una legge quadro per gestire il territorio. In certe regioni non si può aprire una sala, in altre solo in certi posti a debita distanza dai punti sensibili, in altre ancora non ci sono vincoli. Una grande confusione, che si è sviluppata nel nome della lotta alla ludopatia che però sembra uno slogan elettorale più che un’emergenza. Le dipendenze più rilevanti secondo l’Iss sono altre: alcol, obesità, sesso, non il gioco. Perché ci si scaglia contro il gaming? Solo perché dà visibilità. Quello che conta oggi per la politica è influire sulle persone, orientando il loro consenso. Una situazione che getta nel ridicolo il nostro paese e che genera in me grande tristezza». È quanto dichiara ad Agipronews Giovanni Garrisi, Ceo di Stanleybet, a margine di Enada Roma.

Commentando il possibile inasprimento dell’azione di Governo contro forme di gioco non autorizzate, Garrisi afferma che «Il problema è stato risolto dalle procure del sud, in particolare da quella di Reggio Calabria, che hanno di fatto liberato il paese dalle forme di gioco illegale. Il fenomeno non è più diffuso come prima. Stanley è in una condizione diversa, siamo legittimati ad operare dalle sentenze della Corte Ue e della Corte di cassazione, queste ultime confermate anche negli ultimi giorni. Rimane in sospeso il pagamento delle tasse. Da tre anni – da quando cioè il sistema concessorio è arrivato a scadenza naturale – siamo disponibili a sederci attorno ad un tavolo: chiediamo di pagare le tasse in Italia, non capisco perché solo dopo le pressioni del ministero dell’Economia sul regolatore riceviamo risposta – peraltro interlocutoria – alle nostre istanze. Per questo nel board di ieri, a Liverpool, abbiamo deciso di affidare ad un professionista un’azione incisiva per risolvere le contraddizioni tra Stanley e regolatore, perché alla fine è sempre rivolgendoci all’amministrazione della giustizia che in passato abbiamo risolto i problemi. Capisco che Adm è tra incudine e martello – ha concluso – però noi vogliamo pagare le tasse. In tempi di crisi delle finanze pubbliche, mi pare un aspetto importante. Non siamo disponibili invece a pagare le sanzioni previste dalla Finanziaria 2011, perché di sanzioni si tratta e non di imposta. Siamo stufi di avere uno Stato che tratta i cittadini che lavorano come nemici, vorrei una maggiore collaborazione. Spero che la ragionevolezza prevalga».